• La sicurezza nei porti turistici
  • 19/03/2015

E' innegabile che la minaccia terroristica sia ormai una realtà con la quale dover fare i conti. Stiamo assistendo ad una costante escalation di violenza, ultimo l'episodio di ieri al museo Barbo di Tunisi, che ci pone di fronte a degli interrogativi sulla nostra sicurezza.

Prendendo spunto da un articolo del Sunday Times pubblicato lo scorso 22 febbraio, che ha posto l'attenzione sul rischio di attacchi a yacht in navigazione nel Mediterraneo; ci soffermiamo ad analizzare come i marina possano o debbano essere organizzati da un punto di vista pratico, procedurale e di Legge.

La minaccia di azioni illecite verso il trasporto marittimo non è certo cosa di oggi. Il trasporto via mare è una componente fondamentale del commercio mondiale, questo lo rende bersaglio appetibile per quelle organizzazioni di stampo terroristico o pirateria internazionale che vogliono destabilizzare gli equilibri mondiali.

Si pensi all'attacco avvenuto all'Achille Lauro nell'ottobre del 1985, la nave fu dirottata da un commando del Fronte per la Liberazione della Palestina, oppure alla nave statunitense USS Cole, che ormeggiata per rifornimento nel porto di Aden nello Yemen, fu colpita nel 2000 da una piccola imbarcazione che le si avvicinò esplodendo e causando la morte di ben 17 marinai.

Dopo l' attacco alle Twins Tower dell'11 settembre 2001, per proteggere le coste e il trasporto marittimo da qualsiasi atto ostile, nasce il Codice ISPS (International Ship and Port facility Security Code), entrato in vigore nell’anno 2004.

L’Unione Europea ha successivamente adottato il Regolamento (CE) n. 725/2004 del 31 marzo 2004 ed emanato la Direttiva 2005/65/CE del 26 ottobre 2005 relativamente al miglioramento della sicurezza delle navi e degli impianti portuali.

Ci si è quindi spostati da un concetto di Safety, intesa come salvaguardia di persone, mezzi di trasporto e beni trasportati dalla pericolositàintrinseca della navigazione in senso tecnico, derivante dall’ambiente in cui essa si svolge; ad un concetto di Security, con la quale si intende invece la sicurezza quale tutela di persone, mezzi di trasporto e beni trasportati dalla pericolosità estrinseca alla navigazione e, quindi, dovuta ad interventi umani esterni all’attività navigatoria quali gli atti illeciti di natura terroristica.

Con Decreto n° 83/T del 26 giugno 2007 del Ministero dei Trasporti, l’Italia ha emesso ed approvato il Programma Nazionale di Sicurezza Marittima contro eventuali azioni illecite intenzionali, che si applica però solo alle navi suoperiori o pari a 500 GT e ad i porti che le ospitano.

Di conseguenza la maggior parte dei porti turistici nazionali non è tenuta ad applicare tale programma, perchè non rientra in tali canoni, ma dovrebbe essere cura e responsabilità del singolo porto turistico verificare, insieme all’Autorità Designata (in Italia è il Capo del Compartimento Marittimo che assume anche la funzione di “Autorità di Sicurezza del Porto”) se adottare il Piano di Security Portuale ed ottenere il successivo rilascio dello Statement of Compliance che attesta la rispondenza della struttura alle disposizioni del Codice ISPS e del Programma Nazionale di Sicurezza Marittima.

Attualmente è in aumento il numero dei marina italiani che hanno aderito al Codice ISPS ma secondo voi dovrebbe esserci un obbligo? Vi lasciamo riflettere su questa domanda.



Fonte: Ormeggionline.com




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